Testi Fondazione Salonia

Per motivi legati all’arte sacra, Dimitri è stato ricevuto in udienza speciale  da Papa Wojtyla nel 1980 e nel corso degli anni ha partecipato a progetti e prodotto opere di grande importanza religiosa, arricchendo il suo bagaglio artistico e di vita. Realizza pale e tavole per numerosi altari maggiori ed espone presso innumerevoli Chiese e Basiliche in mostre personali e collettive. Nel 1982 è tra gli ottanta acquarellisti italiani e stranieri che interpretano il tema “Francesco e il Cantico delle Creature” presso la Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Messina in una mostra che diventerà itinerante e che nel 1993 arricchirà la Rassegna Internazionale d’Arte Sacra di Cascia (Rieti). . Nel suo bisogno di sacro, di eterno, Dimitri riconosce la necessità della sofferenza quale giusto fio per l’amore incondizionato e sconfinato che Dio ci elargisce, come madre amorevole che allatta al seno il suo piccolo, e questo gli permette di capire come il Santo poverello abbia abbracciato tutte le proprie sofferenze e il progetto divino che tutto quel patire ha permesso…ma è… …la fanciullesca gioia per la ricchezza, che gli permette di soddisfare ogni desiderio, l’ingenuo candore di vestire l’armatura e partire per la guerra come un Francesco folle di Dio.

 

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La mancanza della percezione della paura della morte corporale, che pone Francesco tra i prediletti e quando Dio si avvede di questo suo figlio, eterno fanciullo, lo richiama a piaceri diversi e Francesco si avvicina con egual gioia alla povertà perché è ricco, si avvicina alla malattia perché è sano: ricco nel cuore e sano nell’anima; e non per somigliare o imitare Gesù, ma per essere come Lui ci vuole: tutti bambini, curiosi di ogni cosa, sorpresi per ogni cosa, capaci di rapportarci con ogni cosa. Così, per rispondere all’unico comandamento che Gesù ha lasciato, per Francesco tutti sono fratelli e sorelle, dal sole al lupo, dalla luna al lebbroso, dall’acqua al povero: creato e creature, tutti figli dell’Amore universale. Francesco non anela il cielo, come premio, ma come desiderio di perfetta conoscenza del suo unico Amore. Francesco ama la sofferenza e la miseria. La sua vita non è un inutile rinnegare il suo passato di figlio ricco e spensierato, ma la ricerca continua di un volto che sa Amico e che ritrova in ogni piaga di un lebbroso, in ogni lacrima di Sofferenza. Francesco è pazzo d’amore per il suo Dio che lo onora delle stimmate e il Santo s’inebria dell’odore di quel sangue puro come quello del Cristo: Il Signore mi ha rivelato essere suo Volere che io fossi un pazzo nel mondo. (Leggenda Perugina)

Come ricorda Padre Giuseppe Fanara: “Francesco d’Assisi è un uomo che, avendo fatto una corsa per l’ultimo posto, dove non ci sono né poltrone, né sedie, né molti concorrenti, ma solo la nuda terra, da molti fu detto pazzo”. La sua follia fu amare perdutamente quel Dio che si fece Carne, per salvare gli uomini, quel Gesù che lasciò il cielo per una grotta, quel Cristo che s’immolò sulla croce per adempiere il volere del Padre, quell’Uomo che ha lasciato un comando d’Amore per tutti i suoi fratelli e per questo Amore, Francesco è sceso all’ultimo posto nel mondo, tra gli umili e i derelitti per cercare e trovare Gesù, e Dio Padre lo ha voluto vicino a Sé e a Suo Figlio nella sua Gloria e nella sua Luce.

Per la vita che ha vissuto, Francesco ha conservato nei secoli tra gli uomini quella freschezza d’intenti, quella gioia d’amare, quella voglia di offrirsi e darsi che sono per tutti noi sagge risposte di vita.ambino che gioca con i suoi soldatini di stagno, la mancanza della percezione della paura della morte corporale, che pone Francesco tra i prediletti e quando Dio si avvede di questo suo figlio, eterno fanciullo, lo richiama a piaceri diversi e Francesco si avvicina con egual gioia alla povertà perché è ricco, si avvicina alla malattia perché è sano: ricco nel cuore e sano nell’anima; e non per somigliare o imitare Gesù, ma per essere come Lui ci vuole: tutti bambini, curiosi di ogni cosa, sorpresi per ogni cosa, capaci di rapportarci con ogni cosa. Così, per rispondere all’unico comandamento che Gesù ha lasciato, per Francesco tutti sono fratelli e sorelle, dal sole al lupo, dalla luna al lebbroso, dall’acqua al povero: creato e creature, tutti figli dell’Amore universale.

Francesco non anela il cielo, come premio, ma come desiderio di perfetta conoscenza del suo unico Amore.

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Una vita illuminata

Il 4 ottobre 1989, per i festeggiamenti francescani, nella Chiesa di San Francesco all’Immacolata di Messina, si tiene una mostra sulla vita del Santo: la rappresentazione, momento di vera e viva Carità, turba e seduce visitatori e fedeli. Le quattordici tavole approntate da Dimitri Salonia sviluppano, nella quantità di colore utilizzato, una sorta di sana e lucida follia che si sprigiona dalla figura di Francesco: la forza che scaturisce è quella Francesco parla ai lupi della luce, la Luce che accompagna la vita del Santo, la Luce che dà sapore, calore e colore all’esistenza, la Luce che trasfigura la realtà in sogno. La partecipazione di padre Pasquale Magro teologo, professore dell’arte e direttore del Museo-Tesoro della Basilica di San Francesco in Assisi, alla manifestazione è risultata provvidenziale, infatti i suoi commenti sono stati inseriti in un fortunatissimo progetto editoriale dal titolo “Francesco folle di Dio”, insieme ai pastelli di Dimitri, che lo stimato francescano ha giudicato intellettualmente e spiritualmente ricchi.

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La splendida opera realizzata al monastero basiliano di Fragalà a Frazzanò

Laggiù sulla collina un ridente poggio, frequentato dai pastori e dalle greggi, che, in prossimità dell’antico monastero di Fragalà, fondato dal conte Ruggero, addentano l’erba, nel’incanto delle giornate di sole. L’idea e il progetto di Nino Carcione nasce dal bisogno di arricchire quel luogo meraviglioso con i colori sfavillanti della Scuola Coloristica Siciliana,  trasferiti in una esplosiva scena di battaglia tra i Mori e i Cristiani, condotti da Ruggero il Normanno, che cavalca un bianco destriero. Sulla scena campeggiano verdi piante e fiori gialli di bosco, sfumati dal pennello sapiente e gentile di Lidia Monachino. I quattro Santi si intravedono tra gli alberi e le foglie, e uno di loro sostiene la Chiesa di San Lorenzo, com’ era nella sua antica bellezza. Un omaggio e un  “arbitrio” per la devozione al Santo, che sostiene tutto il peso del tempo. Il capolavoro, realizzato dal Maestro della scuola coloristica Siciliana Dimitri Salonia,  insieme con l’artista Lidia Monachino,  è dipinto su una grande tavola di legno marino delle dimensioni di metri cinque per sei, la proporzione aurea, che raccoglie tutta la passione degli artisti, travolti e coinvolti dalle immagini suggestive del castello di Fragalà, che domina la scena, nelle antiche atmosfere della vita monastica. Il linguaggio universale dell’Arte e delle architetture remote di mattoni e di pietra trasmette ai visitatori magici incanti di poesia; l’impeto della battaglia, del sangue, del galoppo e della spada, si insinua e si irradia, esplosione di luce e di colori nella dolcezza e nel’incanto della natura, sfumata in mistiche e radiose architetture.

Il Sindaco di Frazzanò era un architetto, molto attento ala grande bellezza dei luoghi circostante il piccolo villaggio.

Laggiù sulla collina un ridente poggio, frequentato dai pastori e dalle greggi, che, in prossimità dell’antico monastero di Fragalà, fondato dal conte Ruggero, addentano l’erba, nel’incanto delle giornate di sole.

 L’idea e il progetto di Nino Carcione nasce dal bisogno di arricchire quel luogo meraviglioso con i colori sfavillanti della Scuola Coloristica Siciliana,  trasferiti in una esplosiva scena di battaglia tra i Mori e i Cristiani, condotti da Ruggero il Normanno, che cavalca un bianco destriero.

 Sulla scena campeggiano verdi piante e fiori gialli di bosco, sfumati dal pennello sapiente e gentile di Lidia Monachino.

 I quattro Santi si intravedono tra gli alberi e le foglie, e uno di loro sostiene la Chiesa di San Lorenzo, com’ era nella sua antica bellezza.

 Un omaggio e un  “arbitrio” per la devozione al Santo, che sostiene tutto il peso del tempo.

 Il capolavoro, realizzato dal Maestro della scuola coloristica Siciliana Dimitri Salonia,  insieme con l’artista Lidia Monachino,  è dipinto su una grande tavola di legno marino delle dimensioni di metri cinque per sei, la proporzione aurea, che raccoglie tutta la passione degli artisti, travolti e coinvolti dalle immagini suggestive del castello di Fragalà, che domina la scena, nelle antiche atmosfere della vita monastica.

 Il linguaggio universale dell’Arte e delle architetture remote di mattoni e di pietra trasmette ai visitatori magici incanti di poesia; l’impeto della battaglia, del sangue, del galoppo e della spada, si insinua e si irradia, esplosione di luce e di colori nella dolcezza e nell’incanto della natura, sfumata in mistiche e radiose architetture.