Fondazione Salonia protagonista ventennale Troisi

Testi di Dimitri Salonia sull’installazione artistico naturalistica da realizzare a Pollara per celebrare Troisi e il ventennale del film “Il postino”

 A 20 anni dalla morte di Troisi e dalla realizzazione del film ” Il postino” la Fondazione Salonia ritiene indispensabile ricordare la bravura del noto attore  e celebrare uno dei film più amati della storia del cinema. Il presidente onorario della Fondazione è proprio il maestro Ernesto Dimitri Salonia, che da decenni abita per diversi periodi dell’anno nella frazione di Pollara e ama questo paradiso naturalistico che è per lui grande fonte di ispirazione e da lui stesso definito “i giardini dell’Eden rubati agli Dei”. Il maestro Salonia ha quindi deciso di realizzare e donare una sua installazione   che celebri il film “Il postino”.

 Per quest’opera utilizzerà solo materiale naturale trovato sull’isola,  come legno, ferro, sassi, piante, in modo da non incidere sull’equilibrio ambientale del territorio. In particolare, il maestro Salonia cercherà di ricostruire il set del film originale in un terreno di sua proprietà dopo aver chiesto e ottenuto le necessarie autorizzazioni  dal Comune e dalla Soprintendenza. Inoltre metterà una barca incastonata in una grotta per rappresentare l’ “ultimo” viaggio di Troisi nell’isola.  L’installazione sarà totalmente removibile in qualsiasi momento e potrà essere meta per turisti e cinefili che hanno apprezzato la pellicola.

 Per rendere omaggio a Troisi il regista Eros Salonia realizzerà anche un cortometraggio sul film “Il postino” con filmati di repertorio, ripercorrendo gli squarci e le inquadrature che hanno reso celebre Pollara e gli ultimi giorni di Troisi a Salina raccogliendo testimonianze e impressioni.

Descrizione dell’installazione del Maestro Dimitri Salonia per il ventennale di Massimo Troisi e della proiezione del film “Il postino”.

 Giorgio Barbuto mi raccontava che l’ultima mareggiata aveva distrutto con la sua straordinaria violenza la barca che Lorenzo Taranto soleva introdurre nella mia grotta a mare alle Balate.

 L’idea dell’installazione naturalistica nel ventennale del trionfo della morte di Massimo Troisi, nasce da alcune riflessioni sulla violenza della natura e sugli elementi del magico luogo: la grotta scavata nel tufo, le barche di legno tirate in secco dopo i pericolosi viaggi in mare, il cancello in ferro. E’ come se l’anima della barca  si aggrappasse ancora a quel rifugio che non l’ha salvata, a quel cancello chiuso che ne ha impedito l’entrata. Ancora rimbalzano dentro quei legni ‘rumori’ e  suoni della natura che Massimo Troisi ha registrato per sempre.

 Allo stesso modo, Troisi lottando nel film e nella vita contro i colpi del destino, che sono come una marea, si aggrappa ancora alla sua grande anima, alle Balate di Pollara, rifugiandosi nelle notti di tempesta dentro quelle grotte che non hanno saputo proteggere la sua barca nel viaggio della vita.

 L’installazione sarà creata ‘incastonando’ una vecchia barca nel cancello di entrata della grotta. Quella caverna che soffoca la barca nella sua bocca.

 All’interno dell’imbarcazione verrà posizionato un registratore a batteria Mp3 collegato ad un impianto stereo che diffonderà la voce di Troisi e i suoni e i rumori della natura che lui stesso ha registrato nel film. Si diffonderà nel’etere anche una canzone disperata napoletana.

 Si cercherà quindi di rappresentare l’ombra , il fuoco, il silenzio e la spuma dell’acqua sulla spiaggia,  sul tufo e sulle pietre che hanno distrutto il legno stagionato della barca e anche la ferrea struttura del cancello di ruggine e di salsedine di mare.

 Sono previsti altri interventi con l’inserimento di oggetti e di elementi tipici dell’ambiente circostante: un antico remo, una rete di pesca, una cima e piante succulente della macchia mediterranea.

 Un’antica barca di legno si schianta contro il cancello della grotta a mare delle Balate di Pollara, dove sono state girate scene del film “Il postino”.

 Lo schianto della barca rappresenta la vita dell’uomo perennemente in balia delle soverchianti forze della natura contro le quali nulla possono razionalità, intelletto e progettazione.

 La stessa vita di Massimo Troisi, in perenne bilico tra slanci, passioni, creatività e destino beffardo sempre in agguato, ne è chiara e paradigmatica rappresentazione.

 Nel film “Il postino”, in una sorta di chiaroscuro sospeso tra razionalità e aleatorietà, si intrecciano le storie e i destini di Troisi- Ruoppolo e Noiret-Neruda, in una visionaria chiaroveggente raffigurazione.

 Nella poetica di Neruda è spesso presente il tema dell’eterna lotta dell’uomo contro il proprio destino.

 Scriveva Mimmo Lazzaro, magistrato e musicista, appassionato asceta … nel suo libro di poesie illustrato da Dimitri Salonia “Valle di Muria, pista di pirati”, riferendosi ai luoghi della memoria dell’amata isola di Lipari, uno squarcio tra le sciare laviche che, “epicamente rossastre si avventurano precipiti al Tirreno a riprendersi quasi i Faraglioni sfuggitigli dal grembo, con doglie apocalittiche”.

 Quelle stesse sciare laviche che hanno scavato nel tufo le grotte della memoria, nelle quali eroici pescatori si illudevano di proteggere le loro barche dalla violenza delle mareggiate invernali.

 Adesso quell’antica e sublime barca di legno scavata in un albero di Eucaliptus, tagliato dalla furia delle regole sulle distanze stradali, giace serena e definitivamente protetta dentro le contorte ferraglie del cancello di chiusura della bocca della caverna.

 Tuttavia il vero protagonista e il tema principale dell’installazione è sempre lo splendido paesaggio di Pollara con i suoi colori: il giallo ‘sporco’ del friabile tufo, inconsistente e precario, ma tanto morbido e docile allo scalpello del tempo, del vento e della pioggia, (e anche alla violenza dell’uomo); il verde della macchia mediterranea e del mare nelle rare giornate di calma; il bruno e il grigio della roccia e  della pietra, in  precipiti e ripidi declivi; il rosso del tramonto, dall’antico semaforo di avvistamento in tempi di guerra; l’azzurro del cielo nelle belle giornate d’inverno; il bianco delle facciate di calce viva sempre più rare, sempre più colorate e lisce, sempre più spigolose; il nero degli umori e della solitudine. Tutto questo in un unico vortice dell’antico vulcano, tramortito e scaricato a mare da un terribile maremoto.

 Sopravvissuto un solo scoglio a mare, colonizzato da preistorici rettili, e contaminato d’estate da bianche barche di vetroresina, adagiate su solidi giacigli d’acqua.

 Questo paradiso terrestre, questi giardini dell’eden rubati agli dei, sono il teatro e il palcoscenico naturale di eventi che uniscono e separano la tante vite vissute e  passate da queste tufi, tra queste pietre di antica memoria tracciando e percorrendo sentieri in salita, precari e traballanti sostegni di passeggiate notturne, rischiarate da un’ enorme luna piena, che si nasconde dietro la bocca del vulcano, e da stelle splendenti tanto chiare alle stelle.

 Un percorso ideale e reale per il recupero dei luoghi della natura, del territorio e della mente, per la ricerca e lo sviluppo di nuovi percorsi senza catene, né chiusure.

 La mia grotta incustodita con il cancello divelto e spalancato, la barca di legno di Lorenzo agganciata, con solide cime, alle pietre infisse nell’altare di tufo, in fondo all’antro accogliente e scuro.

 E quel remo di legno scolpito, appoggiato sulla tolda.

 Quella scala di pietra, l’antico sentiero comunale; e in fondo, lontano, lo scoglio a mare e il curvo orizzonte.

 Tutto questo, persino le cime aggrovigliate, sono già una stupenda installazione naturalistica, senza alcun intervento d’artista, che rischia di essere distrutta oltre che dalla violenza delle mareggiate, da azioni legali improbabili, dato che la mia grotta è aperta a tutti.

 Tuttavia è assolutamente necessario distruggere e buttare a mare il motore e il bidone di plastica per motivi chiaramente estetici; e questo lo farà lo stesso Lorenzo.

 La Signora Iolanda mi diceva che alle grotte alle Balate è preferibile lasciare il cancello aperto.

 Altrimenti il mare se lo porta.

 Quello stesso mare, nella prossima mareggiata si porterà la barca che installerò all’ingresso della grotta per il ventennale di Troisi, e forse si porterà via anche il cancello.

 Ciò mi fa riflettere sulla precarietà delle opere dell’uomo e sulla inutilità delle liti sulla proprietà e soprattutto degli interventi per la sicurezza.

 È vano ogni tentativo dell’uomo di tutelare o conservare le cose, i beni di questo nostro pianeta, e di proteggerli dalla furia del mare, del vento e del fuoco dei vulcani.

 L’impeto del mare, nella prossima mareggiata di ponente, alle balate, distruggerà per sempre quel cancello e quella barca, quella precaria installazione naturalistica.

 Né i cancelli, né lucchetti, catenacci o altre chiusure potranno fermare l’impeto delle acque, che anzi senza ostacoli né freni visitano liberamente le grotte e se ne vanno.

 Il maremoto in un deserto non farebbe alcun danno, mentre un pacifico animale incatenato potrebbe uccidere.

 “Verrà un giorno in cui bufera e pioggia distruggeranno l’ultima pietra del tuo monumento”.

Ventennale Troisi